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MELODRAMMA IN TRE ATTI

Musica del Maestro Cavaliere Poesia di N, IV.

ALL' L R. TEATRO ALLA SCALA

la Quaresima dell'anno 1858.

Tipografia di Paolo Ripamonti Carpano

1858.

Tanto il presente libretto, come lo Spartito sono di assoluta proprietà del cavaliere Vincenzo Lutti, dichiarandosi dal medesimo che procederà con tutto il rigore delle leggi contro chiunque infran- gesse i suoi diritti di proprietà esclusiva.

MOTA ST@i8ICA

Dopo la morte del giovine re Lotario, figlio di Ugo di Provenza , avvenuta {non senza so- spetti di avvelenamento) intorno alla metà del secolo decimo , afferrò lo scettro d^ Italia Beren- gario Marchese d'Ivrea, il quale volendo raffer- mare nella sua casa la contrastata corona, tento ogni via per unire in matrimonio il proprio fi- glio Adalberto colla vedova del defitìito re, la bella e saggia Adelaide di Borgogna. Ne potendo riuscire nelV intento per la ostinata avversiojie di lei a così fatto nodo, mosso da gelosia e da dispetto^ la fece chiudere strettamente in una torre sulle rive del Lago di Garda.

Di fu tratta per opera di un Martino Sa- cerdote, che a gran fatica aperse di notte tempo una breccia nella muraglia della torre, e rico- verata in un castello vicino^ di proprietà della famiglia Canossa.

Intanto, persuaso dagli eccitamenti dei molti avversi alla nuova Signoria, calò in Italia per le montagne trentine Ottone il grande^ re di Ger- mania, poi Imperatore, il quale^ sconfitto Beren-

(jario^ fu salutato re di Lombardia^ e sposò Ade- laide in secondi voti: Berengario^ esule^ si pre- sentò air Imperatore in Germania, e, fattogli omaggio de" suoi diritti, ottenne di regnare an- cora qualche tempo in Italia. Adelaide visse vita santa per esemplare carità e pietà.

È inutile avvertire, come frequenti fossero al- lora da tutti i paesi d^ Europa i pellegrinaggi in Terra Santa, principio e causa delle posteriori crociate.

L'amore e la morte {vera o apparente) di Adal- berto, con cui termina V azione, sono finzioni del poeta.

PERSOIVAOOI

ATTORI

sm. GuicciARDi Giovanni.

BERENGARIO D' IVREA .

ADALBERTO suo figlio .

ADELAIDE DI BORGOGNA

MARTINO solitario . . .

OTTONE Imperatore . .

CANOSSA (conte di) . .

MATILDE damigella di Adelaide sig." Fiorio Linda

sig. Negrini Carlo. sig/' Albertini-Bauc. Au. sig. Biacchi Annibale. sig. Redaelli Giacomo. sig. Alessandrini Luigi.

Pescatori e Pescatrici - Pellegrini - Cavalieri e

soldati di Ottone e di Berengario - Dame di Adelaide

Barcajuoli - Popolo, ecc.

Luogo deW azione: Sulle sponde del Benaco.

Maestro Direttore della Musica, sig. Gav. MazzuccUo Alberto.

I." Concertatore, e Ispettore della musica dei Balli, sig. Panizza G.

M.^ supplemento, sig. PolUni Francesco.

Primo Violino e Direttore d' orchestra, sig. Cavallini Eugenio,

Primo violino sostituto al suddetto, sig. Corbellini Vincenzo,

Primo violino dei secondi, sig. Creìnaschi Antonio.

Primo Violino pei Balli, sig. Montanara Gaetano.

Primo Violino sostituto al sig. Montanara, sig. Brambilla Luigi.

Primo Violino dei secondi per il Ballo, sig. Ferravi Fortunato.

Altro sostituto ai primi Violini dell'Opera, sig. Melchiori Antonio.

Prime Viole Per l'Opera, sig. Tassistro Pietro -\)e] Ballo, sig. Mantovani Gio.

Violoncelli: Primo per l'Opera, sig. Truffi Isidoro.

Primo pel Ballo, e sostituto al sig. Truffi, sig. Fasanotti Antonio.

Contrabassi : Primo al Cembalo, sig. Rossi Luigi.

Sostituto al medesimo, e primo per il ballo, sig. Manzoni Gius.

Altri sostituti ai medesimi, signori Moja Aless. e Motelli Nestore.

Primi Flauti Per l'Opera, sig. Pizzi Francesco - pel Ballo, sig. Pellegrini Ercole.

Primi Oboe Per l'Opera, sig. DaelM Giovanni - pel Ballo, sig. Reggiorì Attilio.

Primi Clarinetti Pei' rOpera, sig. Bassi Luigi - pel Ballo, sig. Varisco Francesc&.

Primi Fagotti Per l'Opera, sig. Cantic Antonio - pel Ballo, sig. Bor ghetti G.

Primi Corni Per l'Opera, sig. Rossari Gustavo - pel Ballo, sig. Càremoli A.

Prime Trombe

Per rOpera, sig. Languiller Marco - pel Ballo, sig. Freschi Cornelio,

Tromboni, signori De-Bernardi Luigi - De-Bernardi Enrico.

Bombardone, sig. Castelli Antonio.

Arpa, signora Big amonti Virginia,

Timpani, sig. Sacchi Carlo. Gran Cassa, sig. Rossi Gaetano.

Organo e Fisarmonica, sig. Carletti Paolo.

Maestro e direttore dei Cori, sig. Carletti Paolo.

Sostituto al suddetto, sig. Portaluppi Paolo.

Poeta, sig. Peruzzini Gio. Direttore della Scena, sig. Carraro Gw.

Rammentatore, sig. Grolli Gius. Buttafuori, sig. Bassi Luigi.

Pittori scenograil, signori Peroni Filippo e Vimercati Luigi.

Direttore del Macchinismo, sig. Ronchi Giuseppe,

Fornitore di pianoforti, sig. Abate Stefano.

Appaltore del Vestiario, sig. Zanvperoni Luigi della Sartoria

di proprietà del sig. Leonardo Musini.

Proprietarj degli Attrezzi, signori Croce Gaetano e Zaffaroni Pietro.

Parrucchiere, sig. Venegoni Eugenio.

Fiorista e Piumista, signora Robba Giuseppina.

Appaltatore del macchmismo, sig. Abiati Luigi,

SCENA PRIMA.

La sponda del Garda con vista in distanza della torre , oo' è rinchiusa Adelaide. È sera.

PESCATORI e PESCATRICI

Coro fcasciam giacer fra l'alghe la barchetta, Espero bella si levò dal mar ; Meniam la ridda sulla fresca erbetta, L'acqua, la terra invitano a danzar. 11 pesciolin dall'onde Sporgendo il capo fuor, Le danze imiterà - del pescator. Dai tetti e dalle fronde L' augello in vario suon Colla nostra unirà - la sua canzon. Lasciam giacer ecc., ecc. Donne Danziamo, danziamo, sole II crin coroniamo

Di mirto e di fior: La vita è una danza, N'è il mondo la stanza, La musica amor. Uomini E frema intanto sull'eccelse cime soli Da noi lontano il turbine crudeli

Temane il soffio chi montò sublime, Ma basso non giunge ira di eie].

(Mentre si accingono a danzare, entra)

SCENA SECONDA.

MARTINO (solitario) dal bosco, e CORO.

Mart. Tregua al canto: armata schiera Qui tra poco entrar vedrete....

CoKO Armi sempre! E quando intera

Avrem pace, avrem quiete? Mart. Quando? quando? m'udite, o fratelli:

Quando il sol più tra noi non fecondi

Molli aranci e vigneti giocondi;

Quando ai lupi confusi gli agnelli

Senza offesa ad un pasco usciran.

Forse allor, forse allora soltanto,

Bella terra feconda di pianto.

Pace vera i tuoi figli godran.

SCENA TERZA.

BERENGARIO armato, con seguito dal bosco e DETTI.

Bek. Eccoci al Giarda: qui posiam. La terra

Di Vilindo è ben quella? Mart. Appunto; e in essa

La vedova ^regina è prigioniera. Ber. Vedova si, ma non regina. Il solo

Berengario è qui re: sol ei! Ti valga

Che scordarlo è delitto.

Or di'! quali novelle

Fra voi? Makt. Funeste. Di Sassonia il sire

A quest' afflitta terra

Nuova guerra minaccia. Ber. Ultima guerra!

Venga il Sir! se di pochi nel seno

Batte un cor qual si chiude nel mio,

Ricadrà sul nemico terreno

La sfidata giustizia di Dio. Venga il Sir protettore di belle,

Berengario a pie fermo l'aspetta;

vS'armi pur di terrori e procelle, . . .

Non s'umilia chi apprese a morir.

Coro Qual pensier commosso lo rende,

Lo trasporta, lo fa impallidir? (suono df^

campane dal villaggio. Martino e il coro s'apprestano a partire).

Ber. Or qnal fretta? Coro II sacro squillo

Ci richiama alla preghiera. , Ma restar chi può tranquillo Dopo l'ave della sera? Dacché posta in career tetro Fu l'augusta prigioniera, Ne percote un tristo metro Quando l'aria si fa nera; Fur vedute ed ascoltate Via per l'acque.... Ber. Or ben? parlate!

Coro Sui flutti del Garda

Che geme e spumeggia, Solinga, gigante Un'ombra passeggia, S' appressa alla torre ; , . . Riparo non vale, Pe sassi sporgenti S'inerpica e sale. Che segua dentro Niun seppe finor.... Ber. Ma l'ombra? ...

Coro É il fantasma

Del morto signor. Tal volta s'annunzia Col canto col suono, Più spesso col cupo Fragore del tuono: Noi tutti l'udiamo, E allor dalle sponde In fùnebre accordo L'upupa risponde;

E i can, che all'aperto * Non osano nscir,

S'accoscian tremanti

Con fioco guair. Beh, Basta, basta. A me! Quell'ombra

Scongiurar ben io saprò. Coro Deh! la folle idea disgombra

Con noi vieni..,. Ber, Andate! io sto!

La spada dei vivi

Non temono i forti,

E r ombra dei morti

Tremar li farà? Se a me dall'Eterno,

Mio scettro, derivi,

terra, inferno

Rapirti potrà. Coro S'addensano l'ombre

Partiamo, - a chi resta

Tremenda, funesta

La notte sarà.

(Partono Martino e il coro a destra per il villaggio^ Berengario il seguito a sinistra per il bosco).

SCENA QUARTA.

VOCE dal Iago che canta la seguente romanza.

Voce Venia per la montagna a notte scura

Il Cavalier, Mesto pensando alla natia pianura

Tra i rischi del sentier. Poi giunto su dolcissimo pendio

Col nuovo dì. Vide Italia e gridò: mia terra addio!

Il paradiso è qui.

di SCENA QUINTA. ,,

(Smonta da una barchetta ADALBERTO travestito da solitario). ADALBERTO indi MARTINO.

Ad AL, (^^e^so la torre). Qui dove Soffri e piangi O leggiadra infelice è il paradiso: Or che saria del loco Cui rallegrasse il tuo divin sorriso? O rossor nostro! Ed io Figlio del tuo tiranno Ignoto a te, da te respinto, io t'amo! T'amo ancor, t'amo sempre, anzi più afflitta Che felice t'adoro; e tutto, tutto, Patria, padre, me stesso intanto obblio. Ma dall offeso già nell'offensore Tramutato ha il dolore Giustizia alta di Dio: Il tuo finisce ed incomincia il mio. Brevi istanti ancor di pena,

Poi cadrà la tua catena:

Molli aurette allor verranno

Carolando intorno a te.

Ed i fiori esulteranno

Sotto l'orme del tuo pie! Oh, se un giorno ad Adalberto

Dovrai vita, e gioja e serto,

Se per lui tant alto ascendi

Quant'ei misero cadrà,

Deh! una stilla almen gli rendi

Come segno di pietà. Or mano all'opra....

(S'appressa ad una capanna e picchia. N'esce MARCINO recando

leva, piccone, ed un involto cho consegna ad ADALBERTA). MarT . È tutto

Pronto?

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AdAL. Tel dica il foco (accennando i( bal-

Clie risplende. cone della torre illuminato}. Makt. Istrutto

Da me nel noto loco Sta di Canossa il Sìr. Or bada: armato stuolo Verso la torre affretta... Adal. Schiusa, è la breccia - a volo Guizza la mia barchetta, Fia tardo il suo venir. Mart. Va; t'accompagni Iddio - il nome tuo saprò?.., Adal. L'opre conosci - il mio .JS[ome a nessun dirò. Son tal che magico Poter non vanta; La causa santa Mi valor. Penso alle lacrime Deir innocente , E onnipotente Mi sento allor.

(PareonO; ADALBERTO sulla barchetta, MARTLNO da uno dei Iati),

SCENA SESTA.

Via alpeslre nelle vicinanze del lago. Bosco d'ulivi aWiìUornOj e piccola grotta da fianco, È noHe.

Conte di CANOSSA con seguito, indi MARTINO dalla destra.

Can. e notte, e Fora del terrore è questa Propizia al suo fuggir. Chi vien?

Marx. (<^o»ì lanterna accesa). Son Ì0»

Can. e rechi?

Makt. Pace e lieto annunzio. Sciolta

Da' ceppi infami la regina arriva.

io

La sacra testa è risparmiata, e il tuo Vicin castello allegrerà del primo Libero sguardo. Can. Avventurati noi!

SCENA SETTIMA.

ADELAIDE e MATILDE da sinistra in abiti volgari, guidate da ADALBERTO, e DETTL

Mart. e dessa

CaN. (piegando il ginocchio) A piedi tuoi

Sventurata signora. Adel. Oh! non più tale,

Dacché libera è Tarla ch'io respiro,

Dacché sotto i miei passi

Fuggir veggo le valli e le pendici

Lieta come a' miei primi anni felici ! Dio de' mesti, ah tu ben sai,

Che ne' ceppi e nell'obblio

Io non piansi, io non bramai

Lo splendor del trono mio.

L'aria, il sole, un fiore, un salce

Che i suoi rami su me pieghi,

Quel che a' miseri non nieghi ,

Prigioniera io chiesi a te:

Or ti rendo immensa, intera,

Dio de' liberi, mercè! E a voi pur, fratelli, amici, (volgendos agli

Voi che a costo della vita ''^'"^'^•

M' involaste alle infelici

Mura .... Marx. Attendi! abbiam l'uscita (c)ie nel frattempo

Chiusa innanzi! Ecco lasciva to^nrieltoS

D'armi e fiaccole abbagliante... Ad AL. V'afì^rettate sull'istante

La via corsa a ricalcar!

14

Io qui resto: io basto solo

L'empio stuolo a ributtar. Adel. Solo? senz'arme?... Soffrir degg'[io?... Adal. Per te combatto. Senz'arme Iddio

Chi te difende lasciar non può

(gli cadono di dosso le lane d'eremita, ed appare compiutament armato. Sorpresa).

Tutti gli altri. Un Cavaliere! Adel. Chi sei? favella!

Adal. Noi deggio - il vieta nemica stella. Adel. Vederti almeno, vederti io vo'!...

(strappa la torcia ad uno del seguito, e con dolce violenz solleva ad Adalberto la visiera).

Un angiol forse!... Adal. Non già, ma un debole

Uom che t'adora vedi al tuo pie!...

Fuggiam.... fuggiamo.... Adel. Mortale o spirto

A te mi affido, ti serba a me!

(Presenta ad Adalberto la mano che questi bacia con efìiisione, pc parte con Martino, Canossa e seguito).

SCENA OTTAVA.

ADALBERTO, poi BERENGARIO con coro d'armati. Adal. Ferma! (g^ì attraversa la via).

Ber, Sgombra! o saprò farmi

Colla spada il varco aperto.

(si battono: sopraggiungono i soldati di Berengario con torce^

Adal. (Ciel che veggo! il padre in arme?) (nconoscendolc Ber. Non m'inganno? Egli? (^o" sorpresa). Coro Adalberto!

Adal. e L'inatteso e rio cimento Ber. M'empie l'alma di sgomento...

Che risolvere? che far? Ber. Sciagurato! ov'è colei?

Chi l'ascose? ove si tiene?

Ad AL. Pensi tu cliMo lo direi

Se il sapessi? Ber. Assai conviene

Tal linguaggio a' labbri tuoi. Ad AL. Ben dal petto il cor tu puoi, Non l'arcano a me strappar! Ber. Sperai clic intero un popolo

Di mia corona al raggio

Forte sorgesse e saggio

Dal vergognoso obblio.,.

Stolta infantil virtude

Ecco il sentier mi chiude:

E il figlio, il figlio mio

Osa d' opporsi a me!... Adal. Quando a magnanim' opre

Corresti, io t' era accanto :

Primo divisi il vanto

Deir opre tue leggiadre ...

Or che d' ingiusto sdegno

Fatto una donna hai segno,

Più non mi sembri, o padre.

cavalier, re. Coro Oh sorte! al padre, al figlio

D'ira balena il ciglio,

E vola intanto libero

Della fuggente il pie ! Ber. L' armi depon !

Adal. Scostatevi ! (resistendo ai soldati che

Ber. Son io che tei comando! tentano disarmarlo)

Adal. Tu mi cingesti il brando,

Ed io lo rendo a te! (consegna la spadai Ella ò salva; il breve inciampo Le fu scudo, le fu scampo. Se l'evento lusinghiero Me condanna ad arrossir, Di queir unica un pensiero Ricompensa ogni martir!

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Ber. Ella è salva - il breve inciampo Le fu schermo, le fu scampo, Pria che sperdasi la traccia Del suo rapido fuggir, La notturna, incerta caccia Affrettiamoci a seguir.

Coro Pria che sperdasi la traccia Del suo rapido fuggir. La notturna, incerta caccia Affrettiamoci a seguir.

(si disperdono per il bosco.)

FINE dell'atto PRIMO

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SCENA PRIMA.

Tenda reale degli accampamenti ^Z' OTTONE presso Pavia. Ntl ììiezzo una tàvola coperta di ricche vesti e d'altri sontuosi ar- redi — Si suppone che a poca distanza segua la battaglia fra h truppe rf^OTTONE e quelle di BERENGARIO.

MATILDE e coro di DAMIGELLE. ADELAIDE malinconica presso un balcone che prospetta il campo. Ha 1' arpa a' piceli.

Mart. e Coro D'oro e di porpora

Le membra adorna, Colla gramaglia Smetti il dolor: Dalla battaglia L'eroe già torna, Delle tue lacrime Vendicator. Brilli sul pallido Volto la rosa ; Tregua a tuoi gemiti, Tregua ai sospir. Ora che Cesare T' elesse a sposa, È colpa il piangere, Colpa il soffrir. Adel. Colpa !... colpa... O miei sogni, o miei fuggiti Sogni ridenti, allor che l'avvenire Raggiava al pensier mio Lieto e diviso tra uno sposo e Dio! Semplice vita, e in umil pace amore Chiese a fortuna il core, E dell' avara sorte il ricco dono. Senz'amor mi balzò di trono in trono!

18 ^

Voce nel cor mi suona

Voce di duol profondo:

Non fia d' amor giocondo

Chi nacque allo splendor ;

Ai grandi la corona,

Ai travagliati amor! Ali, s' è ciò ver, riprendi

Le tue grandezze, o sorte;

Fa clie di santa e forte

Fiamma divampi il sen;

O se non puoi, mi rendi

Il mio riposo almen!

Mat. (^^^g nel frattempo sarà uscita^ rientra annunziando)

Un giullare è sulF ingresso Adel. Un giullare ?

Mat. Spiano e in aria significativa) Egli è ben desso !) Adel. (Chi?)

Mat. (come sopra) (Per me tei dica il core...) Abel. Ben venuto il trovatore! (Matilde esce) Non tradirmi, o mia speranza,

Sogni miei, non mi tradite,

Ecco un angel die s'avanza.

Che rischiara il mio cammin. Per lui solo alle sopite *

Fantasie d' amor ritorno :

L' ho veduto e da quel giorno

Fu deciso il mio destini Coro Di contento su quel volto

Splende accolto - un raggio alfin.

SCENA SECONDA.

ADALBERTO e DETTI.

ADALBERTO in costume di Trovatore entra e s'arresta sulla soglia pallido e riverente. Ad un cenno di ADELAIDE il coro si allontana. Dopo qualche istante di silenzio.

Ad AL. Messaggero di sventura

Di venir m'è il duol casrione..

Adel. Quali accenti ?...

Adal. Più sicura

Qui non sei : del vinto Ottone Piegan Tarmi - a questo campo Già s' affretta il vincitor... Vieni, io t'offro asilo e scampo Contro il barbaro furor. Vieni . . . Adel. Il dubbio saria vano,

Vano e misero V orgoglio. Ma saper, cortese istrano, Il tuo nome innanzi voglio. Ad AL. Non cercarlo : in cielo è scritto

Ch'odio esprima, odio ed affanno. Adel. Io non odio che il delitto, E disprezzo il mio tiranno. A DAL. Non cercarlo! Adel. Invan lo speri.

Adal. Te ne supplico a' tuoi pie. Adel. Chi si cinge di misteri Mal pretende a cieca fé.

Ah vanne.... ah non accrescere D'un angosciata i guai! Non vedi tu ch'io soffro? Dove son io non sai? x\dal. Sul trono o nella polvere

So che la vita io t'offro. So che l'amarti è vivere. Che il perderti è morir, Adel. Mostrami dunque un ultimo Lido disabitato Dove ogni amara taccia Memoria del passato; Dove sepolto agli uomini Eternamente giaccia D'ima regina il biasimo, D'un suddito l'ardir.

^0

Al) AL. È una terra in oriente

Sacra al sole ed al piacere;

Io la corsi lietamente

Pellegrino e cavaliere.

non gradi e non distanze^

Non memorie, speranze,

Tutto assorbe , tutto adegua

La gran legge dell'amor.

In quell'aere ognor giocondo

Noi berrem l'obblio del mondo...

Vieni... vieni... ! Adel. Oh ch'io ti segua

Vuole il cielo! Ad AL. E vuole il cor.

Col voi delle rondini - al tetto natio,

Di tortori amanti - col fido desio 7 ) Varchiam l' oceano - d' un mondo lontano, a u K pQgjr^^i^Q felici - nell'ospite suol:

La stanza d' amore - non qui dove muore,

È dove nasce - più splendido il sol!

(In atto di partire.)

SCENA TEEZA.

CANOSSA indi MARTINO E DETTI.

Can. Gloria al re nostro e alla gentil sua sposa: Cangiar le sorti della pugna, e intera De'lor nemici alta giustizia è fatta. Resa Pavia: disfatta L'oste di Berengario, ei prigioniero...

Adel. Che dice?

Ad AL. Menti, traditore!^

Marx, (entrando) E vero!

ADALBERTO getta un grido e fiioge. ADELAIDE svenuta è tra- sportata dai due nell'interno della tenda.

il SCENA QUARTA.

Piazza di Pavia addobbata a trionfo. Entrano e sfilano le truppe vincitrici di OTTONE con musica.

CORO di CAVALIERI e SOLDATI.

Ottone s'avanza: precedon le schiere

De' vinti guerrier. E in mezzo alle prese nemiclie bandiere,

Il re prigionier. Di voci, di suoni s'innalzi un concento

Al prò vincitor. Speranza de' giusti, degli empi spavento,

De' popoli amor. Serrato l' usbergo, brandita la spada ,

Da lungo spronò. libera e salva la bella contrada

Che un tristo usurpò. Qual bosco di canne dal vento percosso

I vili piegar - Echeggino l'alpi - risponda commosso

Dai vortici il mar. Alza, Insubria, il capo afflitto: Dio fa pieni i voti tuoi. Volge in riso il tuo dolor ! Ecco Ottone, Ottone invitto Per la chioma a' piedi suoi, Qui trascina l'oppressor.

SCENA QUINTA.

Pii"ionieri disarmati dell'esercito di BERENGARIO, indi BEREN^ (fARIO incatenato. Poi OTTONE, ADELAIDE, CANOSSA, MAR- TINO e seguito di CAVALIERI e DAME. OTTONE ed ADELAIDE

si collocano a piedi del trono, apparecchiato a sinistra della scena.

Ott. (^^^ seguito) Grazie, o fedeli miei, Giusta la sorte fu.

22

Mordon la polve i rei, Trionfa la virtù.

Chi meco della gloria L'aspro cammin battè, L'onor della vittoria Dividerà con me.

(Montando i gradini del trono, e facendovi seder seco Adelaide.)

De' Lombardi accetto il trono Pur che tu mi segga a lato.

Adel. Grande, o Principe , è tal dono Ma compiuto allor sarà Quando Fuom che m'ha salvato La tua grazia esalterà.

Ott. Il suo nome?... Ov'è?

Adel. L' aspetto

Da lungh'ore e indarno.

Ott. Vada

Tosto un messo e al mio cospetto

Guidi il prode cavalier. (un messo parte)

Resta il dritto della spada Ahi! le spine del poter! Purché mi cedan l'armi, a' prigionieri

Do libertà (a Berengario)

Tu sol mi stai dinanzi Come a giudice reo, non come vinto A vincitor. Lotario assassinato...

Ber. Non è ver.

Ott. La regina in career vile

Tratta, il soglio usurpato Voglion vendetta - io lo farò - col serto Mal cinto, il capo ti cadrà.

SCENA SESTA.

affannosamente la calca al trono I sudditi.

Ad AL. Fermate!

ADALBERTO rompe affannosamente la calca e si presenta innanzi

al trono I sudditi.

25 Adel. Eccolo! ^ Mart. è desso!

Adal. Il mìo campione^ il mio

Liberator, Ott. T'accosta!

Adal. A' cenni tuoi,

Sire, ubbidisco, ed una grazia imploro.

Chieggo per me di Berengario i ceppi

E la scure; per lui la vita io dono;

Egli m'è padre, ed Adalberto io sono!

(sorpresa generale - breve silenzio)

Adel. (tra sé) Non m'inganno ! Pronunciata

Fu l'orribile parola.

O tradita, sventurata

La fiducia del mio cor! Ragion d'odio in mille forme

Tra noi scliiude abisso enorme ,

Resterò regina e sola

Sul mio trono di dolor. Adal. (a Bereng.) Cedi a un figlio disperato,

Cedi, o padre, il tuo supplizio;

Il mio giorno è tramontato,

Ma tu vivi all'avvenir. Le mie colpe io non difendo,

Morte chieggo e morte attendo:

Sol nel di del sacrifizio

Ch'io non t'oda maledir.... Ber. (9d Adalb.) ]^on al padre, al re che^muore

Devi chiedere perdono:

Servo abbietto, al tuo Signore

Va, ti prostra, ottien mercè... Bacia il pie che t'ha calcato.

Ma rammenta, o sciagurato.

Che mentr'io t'alzava il trono,

Tu la tomba apristi a me! Mart. Griusto Iddio, la tua vendetta

Griunge sempre, ancor che lenta!

S4

Tristo ruom che gioja aspetta

Dal delitto e dal poter! L'invisibile tua mano

Getta al suol l'orgoglio umano:

Tal che forte s'addormenta.

Si risveglia prigionier. Ott. Chi può dir, se di costoro

Sia maggior la colpa o il merto?

Chi m'insegna a render loro

Giustamente infamia e onorV Se percosso il figlio miro,

Contro il padre invan m'adiro;

E mi parla al core incerto

La pietà più del rigor. Can. e coro Lupo ingordo a mite agnello

Come padre esser potea?

Dar può il fonte al suo ruscello

Miglior acqua che non ha? Padre indegno e sventurato

Quando un pargolo t'è nato,

Dio dall'alto ti volgea

Uno sguardo di pietà.

OtT. (dopo breve segreta conferenza con Adelaide)

(a Bereng.) D'un angiol la clemenza, I meriti del figlio Mutar la mia sentenza In un perenne esigilo.

(ad un cenno di Ottone, Berengario vien posto in libertà)

Mart. f

Can. I O generoso!

Coro. '

AdAL. (j^id Adelaide, cui si sarà avvicinata)

(Il mio Loco è vicino all'esule... Addio per sempre!) Adel. (Addio!)

Ad AL. (Di che un sospiro almeno Tu serbi al mio morir,

AdEL. presentandogli una croce che si toglie dal collo;

(Dio ti raddoppi in seno La forza del soffrir!) Ott. ('^^ seguito) Domani al trono mio Sale Adelaide e al talamo. Corte bandita!

^ ) (con dolore represso) (Addio) (^^ dividono)

Mart. T'allegra, o nobile

Can. Regal consorte,

Coro ' Sospiro e premio

Del vincitor. Oh come rapida

Cangiò la sorte

Dell'egra vittima

Dell'oppressori Ott. Ch'io vegga fervere

Conviti e danze,

E in giostra scendere

De' prodi il fior. Doman si compiono

Le mie speranze;

Due serti m'offrono

Italia e Amor, Ad AL. Rimorso orribile

Il cor mi strugge;

Non ho più patria,

genitor. D'amor la pallida

Speranza fugge;

Mi resta il titolo

Di traditori Idel. (Stagnate, o lagrime,

Nel ciglio asciutto.

Per quanto sanguini

Ferito il cor. Darei la porpora

Del mondo tutto

Sol per dividere

Il suo dolor. Bek. (Ben tosto, o barbaro,

Con tuo periglio

Mi vedrai riedere

Vendicator: Al re cui strappasi

Corona e figlio,

E saggio togliere

La vita ancor!)

OTTONE, ADELAIDE e seguito s'allontanano da una parte, HI':UENGAR10 e ADALBERTO e prigionieri dall'altra)

FINE dell'atto secondo.

SCENA PRIMA.

Parco del rastello di Maddehurgo in Sassoìiiaj residenza ordina- ria di OTTONE. A destra e sinistra fabbricati e padiglioni de- stinati ad ospizio di forastieri e pellegrini. Vista del castella nel fondo. È sera.

CORO DI PELLEGRINI, fra i quali BERENGARIO e MARTINO

Coro Noi torniam pellegrini dolenti Dalla terra degli alti portenti, Onde il Verbo annnunciato da saggi Incarnossi e mortale si fé.

Dal tugurio in cui povero nacque, Al sepolcro in cui martire giacque, Ci fu gloria per campi e villaggi Seguir Torme del divo suo pie.

Palestina, pupilla del mondo! Città santa, bel fiume giocondo, Dove ha un nome ogni zolla, ogni arbusto, Ogni sasso è al credente un'altar.

u Dolci peccbie vaganti pe' clivi, u Coronate di palme e d'ulivi, u Dove a notte ancor s'ode il vetusto u Suon dell'arpe profetiche errar, r -

Deh, perchè del suo piede profano Vi calpesta il brutal Musulmano, E il paese, retaggio di Cristo Vede i figli di Cristo languir?

Se patite si barbaro danno

L'armi vostre, o regnanti, che fanno? Dio v'appella ; il dovuto conquisto V'affrettate, o potenti, a compir.

NB. La strofa virgolata omette.

28

Mar. Grazie a voi, generosi,

Che sul destino della santa terra

Piangendo, tutti commovete al pianto!

Or di conforto alla stanchezza vostra

Fia l'ospitai banchetto;

Schiuso è sempre a raminghi il regio tetto.

(1 pellegrini entrano nell'ospizio loro indicalo. Rimane Berengario]

SCENA SECONDA.

MARTINO e BERENGARIO.

Mart. Di ristoro, di quiete

Tu non sembri desioso...

Ber. Basta il pianto alla mia sete,

Tra gli estinti avrò riposo.

Mart. Strana forza, o pellegrino,

Che i disagi del cammino Non bastaro a infievolir!

Ber. Grenitor che perde il figlio Può temere altro periglio Può molestia altra sentir?

Mart. Quella voce!... É Berengario!...

Ber. Era un tempo, o solitario:

Quel ch'io fossi, non cercar: Dio m'ha cólto nel peccato. La sventura m'ha fiaccato.. - Or so piangere e pregar!

Mart. (aprendogli incontro ie braccia;

Piangi e prega un dolor santo

Le tue colpe laverà...

7 \ E soave, è dolce il pianto a atte l a ^ i 5

( Se lo spreme la pietà.

Ber. Lunga io feci inutil via

Per soccorsi in Oriente,

Egro il figlio mi seguìa

Senza lagno in muto duol.

29 Infelice! un sol desio

M'esprimea con voci spente:

u Ch'io rivegga, o padre mio,

u II latino amato suol, r) Mart. Ben crudele è la ferita

Che ti strazia il cor paterno.

Questo almen della tua vita

Possa i falli cancellar. Sul mio sen, cui Dio ti guida

Versa, o re, l'affanno interno,

Fa che teco io lo divida.

Se noi posso confortar. Ma dimmi: ove lasciasti

Il figlio tuo? Ber. Da presso

Sotto vesti mentite egli m'attende

E riveder colei

Che sempre adora, il misero desia. Mart. Ei rivedralla, questa cura è mia. Ber. Oh, tal gioja almen consoli.

Sventurato, il tuo morir! Mart. Pria che il cielo a noi l'involi

Tempri un gaudio il suo patir.

SCENA TERZA.

ADELAIDE, MATILDE, poi MARTINO.

Adel. Com'è gentil questo tramonto! e l'aura Come tepida e pu.ra! Si dolce mai non mi sembrò natura! Certo da Italia nostra Quest'aura move, a cui risponde il core Con sospir malinconico d'amore. Matilde, hai tu soccorsi Recato in maggior copia?

Mat.

Adel. Nel core

Sento un dolce presagio

Una mesta armonia

Che a lacrimar mi sforza, ad esser pia, Mart. rPropizia è Torà) Adel. ^ Manine) A questi

rellegrini mi guida, a nessun mesto ,

A nessun bisognoso oggi si nieglii

La regale presenza. Mart. A nessun mesto?

A nessun bisognoso ?.. Or ben v'ha tale

Di cui più afflitto e di pietà più degno

La tua mai non baciò mano reale.

Chiede vederti... Adel. E indugi ancor?

Mart. (sospeso) Se duolo

Te ne avesse a venir? Adel. Venga

Mart. Se aperte

Ti fossero del core le ferite? Ad^l. Siano. Mar'?, Tu il vuoi?

Adel. Senza ritardo!

Mart. (picchiando alla porta per cui entra Berengario)

Uscite! SCENA IV ed ULTIMA

ADALBERTO sostenuto da BERENGARIO e precedenti

Ad AL. (pallido attenuato si stacca dal padre e cade in ginocchio innanzi ad Adelaide)

Adelaide ! Adel. Oh ciel !... tu sei ?...

AdALB. (^^ contempla in estasi d' amore)

Or chiudetevi, occhi miei,

51

Che il gioir del paradiso

Nel sereno di quel viso

V'è concesso pregustar. Adel. Com'è pallido!.... Adalberto!.,.

Egli soffre... Adal. Ho già sofferto!

Son cessati i miei martiri.

Lascia, lascia, eh' io ti miri,

0 mia luce tutelar!

BeRENG. (ad Adelaide)

Ah reina, ad un morente

Si perdona ? Adel. (con foco) Egli è innocente !

Fra i colpiti di sventura

Non v' ha in terra alma più pura,

Più cortese e nobil cor. x4lDAL. Grazie, oh grazie !... Ber. Oimè, di gelo

Questa man.... Mart. Sugli occhi un velo

Si distende.... Ber. O mio tormento...

ilierengai'io e Martino adagiono Adalberto sopra una seggiola^

Adal. Ah l'eccesso del contento

É più forte... del dolor... (sviene) Adel. Ei muore... o ciel... va! lasciami

Regal, bugiardo orgoglio !

Fiacco riparo all' impeto

D' un vero ardente amor.

Sappilo, alfin ! nascondere

Il vero io più non voglio...

T' amai ! le labbra il tacquero,

Ma tei diceva il cor.

AdAL."'Ìi; (-^pi'o gli occhi e cade in delirio)

Qual suon mi parla all' anima, Qual voce al ciel m' invita.

5^

E della trista vita M' invola al pianto, al duol ? Dal labbro tuo, beli' angelo, Vien l'armonia che ascolto, Fra le tue braccia accolto, (Oh gioja!) Io m'alzo a voi... (muore) Ber. (accorrendo Spezzati, o core! '' *'"^ Solo or son io,

il mio dolore M' ucciderà ? Chi non sa piangere Lo strazio mio, Quando una lagrima Poi verserà ? Marx. Posto a ben dura

Prova t'ha Dio; No che sventura Maggior non v' ha. Preme tuo figlio Fato men rio. Tu solo, o misero Merti pietà.

CALA IL SIPARIO.

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